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Cuoio capelluto e inquinamento atmosferico: quali sono i rischi?

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Cuoio capelluto e inquinamento atmosferico: quali sono i rischi?

L’inquinamento atmosferico è composto essenzialmente da un mix di polveri sottili (soprattutto PM2.5 e PM10, che hanno dimensioni inferiori a 2.5 or 10μm) e componenti gassose (NO, O3, SO2, CO, CO2, idrocarburi aromatici policiclici di ogni tipo…). L’effetto dell’inquinamento sulla pelle è ancora oggi scarsamente studiato e il cuoio capelluto è rimasto sostanzialmente ignorato, il che apre un nuovo capitolo nella ricerca sulla pelle.
In poche parole, un cuoio capelluto in condizioni normali (ricoperto di capelli) probabilmente è influenzato dall’inquinamento e, come appare logico, soprattutto dalla sua componente gassosa, poiché il contatto con le polveri sottili è probabilmente scarso, grazie alla protezione offerta dai capelli, presumibilmente intrappolando questi piccoli elementi. Le sostanze gassose altamente diffondibili tendono a raggiungere il cuoio capelluto e ad interferire con le proteine epidermiche e i lipidi del cuoio capelluto. Molte di queste sostanze gassose presentano potenti proprietà ossidanti, come l’Ozono (O3), un chiaro indicatore dell’inquinamento urbano o industriale. Poiché molti dei lipidi del cuoio capelluto sono insaturi (soprattutto squalene e acidi grassi), e quindi tendenti all’ossidazione o alla periossidazione, diventano modelli e marcatori affidabili dell’inquinamento, come recentemente pubblicato da L’Oréal Advanced Research. Dal momento che forme ossidate di lipidi hanno proprietà negative sui tessuti vivi, l’impatto dell’inquinamento sul cuoio capelluto può essere valutato attraverso l’analisi dei lipidi ossidati. La quantità piuttosto abbondante di Squalene e acidi grassi insaturi presenti sul cuoio capelluto li rende target perfetti dell’ossidazione da inquinamento, come riscontrato sul viso degli abitanti del Messico o di Shanghai. Una situazione sovrapponibile dovrebbe dunque essere trovata anche su un cuoio capelluto in condizioni di benessere, conoscendo il potenziale irritante dei lipidi periossidati, probabile causa di sensazione di prurito, insieme al colesterolo epidermico, le proteine presenti sulla superficie della pelle del cuoio capelluto o gli aminoacidi liberi, che potrebbero essere, anch’essi, esposti ai processi di ossidazione.

DA RICORDARE

Non c’è nessun fondamento logico per escludere l’effetto dell’inquinamento atmosferico su un cuoio capelluto in condizioni di benessere, soprattutto per quanto riguarda gli elementi ossidanti gassosi, come l’Ozono. I lipidi del cuoio capelluto e le proteine tendono ad essere i migliori marcatori di questo effetto. Ma, ancora una volta, lo shampoo riporta tutto ad un’altra dimensione.

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